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Cammina dritta e non fissare le persone!
Lasciami stare, non mi stringere così, mi fai male!
Te ne farò molto di più se non ubbidisci e stasera non ceni e vai nello stanzino al buio! Sei brutta e cattiva, sei una bambina che non troverà mai nessuno che le vorrà bene!
Meola vive in un istituto, portata in una notte di gennaio vestita solo di stracci e senza scarpe.
Tardiva nella parola e subito maltrattata nel fisico…Angelo inizia il suo racconto, lui la chiama favola… io lo ascolto, mi parla di Meola, la descrive e la fa sembrare bella e leggera come una farfalla .Angelo oggi è anziano, parla con la voce rauca muove le mani ossute e magre mentre mi parla di Meola. Con un dito la disegna in aria, mi sembra di vederla specchiata negli occhi umidi e scuri di quel vecchietto …una favola vera. Meola si innamora di Angelo, anche lui ospite nello stesso istituto …Angelo ha avuta una vita travagliata.
Per quanto fosse impossibile pensarlo, Meola, che sarebbe dovuta semplicemente essere una sua paziente, gli riportò calore in un guscio ormai vuoto.
Per la prima volta da quando rivestiva quel ruolo, Angelo, l'infermiere, provò un sentimento diverso dalla fredda apatia che aveva sentito sino a quel giorno.
Quello in cui Meola arrivò nell'istituto. Arrivò dopo aver subito violenze di ogni tipo e chiudendosi a riccio non sembrava più nemmeno un essere umano; ma Angelo aveva visto una luce in quegli occhi spenti e promise a se stesso di cercare di tener viva quella luce. Di trasformarla da fiammella in falò.
Divenne il suo obiettivo principale.
Divenne Angelo.. custode.. della luce.









