giovedì, 31 gennaio 2008
20:59

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Invisible woman

calimero_2

Ho ricevuto un messaggio da parte di mia sorella che mi ha scosso e fatto capire una cosa…Nonostante io cerchi di fare del mio meglio, non riesco a essere presente per tutti. Anche qui ho perduto per strada tanti amici, è sofferenza per una come me, ogni allontanamento è sofferenza vera…Quindi ho deciso che proverò a staccarmi un poco e rileggendo l’sms di Rossella che vi posto parola per parola, mi sono sentita inutile nella vita vera. Figuriamoci come posso sentirmi con tutti voi…

Sms: «Monì adesso capisco cosa volevi dire quando dicevi che sei invisibile e che se la gente non ti vuole ci deve essere un motivo…Monì io per te sono invisibile? Mi aiuti? Sai una cosa, io vorrei essere te, invece sono qui con un uomo che forse non amo. Mi manchi Monica, sono egoista,
fredda e non ho perdonato, Ti prego aiutami Monì …»

Ecco, a un sms così il mio cuore si è per un attimo fermato, non so se sgridarla (a bassa voce) o abbracciarla, ci devo pensare… qualcosa mi verrà in mente. Mi è rimasta solo lei, e pagherei per vedere i suoi occhi ridere…Ma forse la sgriderò, ci vuole la voglia di vivere per saper apprezzare anche solo un buongiorno e io posso dirlo, ho ancora quattro mercoledì di sofferenza fisica, ma sto affrontando tutto senza fare troppe storie. Lei deve capire che non è tutto dovuto: BISOGNA donare per ricevere… e a volte non basta!

E con questo sfogo mi allontano un poco. Non è una pausa, non ho bisogno di pause di riflessione, non mi sono stancata del blog, perché il blog per me sono le persone.
Non potrei stancarmi mai di avervi qui.
A presto
monica

p.s.: Dopo aver sgridato, coccolato e parlato con mia sorella, domani mattina partirò per un soggiorno Rosa  coccole bagni massaggi. Se non trovo un pirata… tranquillamente tornerò …domenica sera!

mercoledì, 30 gennaio 2008
14:42

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Un mercoledì da Pulcini

Archiviato da monicamarghetti in: amiche, dedicato, dolcezza, comunque con i tacchi
ALessandra e Monica 

Mattina presto direzione Bologna oggi  non ho voglia di vedere e sentire dolore ma mi tocca quindi poche storie e camminare…però so che dopo una certa cosa…avrò un momento di gioia

 

Sms: Marghetti lei è in ritardo come al solito! Marghetti  vado dentro al supermercato comprerò un battimarghetti e del pane…

 

In auto mi parte una risatona è lei LALE solo lei mi chiama Marghetti in quel modo così speciale

 

Rispondo al suo sms con un semplice : sono qui…Lale eccola, la vedo anche se si nasconde ci corriamo incontro e ci abbracciamo! È felice di vedermi (credo) ma mi dice che  deve fare colazione io ho solo voglia di un caffè  sto già bene.Non so quante parole ci diciamo, ma credo tante poi un veloce giro in centro per documentazione lavoro di Lale, confermo la Marghetti è un ottimo navigatore poi...poi  voglia di restare ancora un poco insieme quindi direzione centro commerciale... Lale mi vuole a tutti i costi regalare un cappellino, ma alla fine ho deciso di avere in regalo dei colori per le labbra, soffici colori per le labbra …Troviamo una panchina dentro al centro commerciale confortevole come il più bello dei divani per raccontarci ancora un poco… volete sapere chi è LALE? E' ovvio Lale è amica mia!

 

 

 

   

martedì, 29 gennaio 2008
01:33

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Venusta e il dolore

Archiviato da monicamarghetti in: emozioni e sensazioni, romanzoblog, la mia venusta

Il primo capitolo di Venusta 16 Gennaio 2008

Il secondo capitolo 23 Gennaio

Il terzo capitolo 25 Gennaio

regalo giufo

“Mia, sei solo mia…” Oh, non era dichiarazione d’amore, la sua, ma pretesa. Altro non sapeva fare, né altro voleva, che possedere. Sciagurata avida mascolinità. Il quadro, nell’egoismo impertinente di lui era già perfetto. Venusta l’amore tiranneggiato, Giorgia il matrimonio foriero di soldi e posizione sociale prestigiosa. L’una all’altra complementare, a nessuna delle due avrebbe rinunciato.
Le due ragazze erano allora inseparabili, commiste in una simbiosi funzionale a entrambe.
Venusta stava bene all’ombra della sfacciata esuberanza dell’amica, viveva di riflesso le disinvolte esperienze sessuali di lei nei suoi racconti vanagloriosi, e che l’aveva eletta sua confidente, sua spalla silenziosa, così discreta da non offuscarla mai, sebbene Venusta possedeva quella bellezza
che si diffonde intorno come il sentore di un’essenza leggera ma persistente, delicata ma indimenticabile, se solo vien colta. Ed era Giorgia che lui corteggiava, diretto al suo scopo, blandendo le grazie sin troppo profuse di lei, ma che importa, e offrendole continua conferma di un fascino ormai stropicciato, che non aveva più nulla da sottintendere. La sua era pur sempre autentica passione, fingere non gli serviva: ma non per la donna, ma per il mondo che lei gli stava per consegnare. Intanto fissava Venusta, da sopra le spalle del corpo di Giorgia che stringeva. Venusta persa, Venusta confusa, Venusta ammaliata. Si sentiva cedere a quelle braccia che stringevano un’altra e non riusciva a sfuggire a quello sguardo. Ogni volta che poteva lui le sussurrava (no, le sibilava) “Tu, tu sola hai odore di buono, lasciamelo sentire… solo io lo posso fare… lo sai, e ricorda, sei mia!”

E tu sei un uomo crudele. Uomo privo di cuore non puoi tenerti il mio.
La paura può essere dolce come il miele, il bisogno d’amore tossico e irrinunciabile come una dipendenza. E Venusta consuma la sua droga, continua a rivivere esausta l’oltraggio di lui…

Una notte come altre, nello chalet di montagna di Giorgia, dopo una giornata di sguardi crudelmente giocati. La casa è in silenzio, finita una cena sopra le righe, spento il camino e le risate eccessive e ubriache di lui.
Venusta si sveglia di soprassalto occhi e cuore aperti di paura, bocca oppressa dalla sua ruvida mano:
“Taci! Se non urli ti lascio. Se stai buona ti libero…”
Smarrita lei fa di sì con la testa. Cerca disperatamente una risposta diversa, ma non la trova e si odia di sfuggita. Le coperte scostate con la febbrile arroganza del padrone rivelano il corpo di lei avvolto nella camicia da notte, ultima difesa di mussola leggera, immobile di terrore e di respiro sospeso.
Di lui, ricorda il viso stravolto da un desiderio che escludeva per sempre l’amore, e che la guardava.
Cerca disperata di cogliere una parvenza di dolcezza nel tocco del dito di lui che le percorre lentamente il corpo che non riesce  a non essere così morbido al suo passaggio. Venusta non dubita che una riga rossa, che mai avrebbe smesso di bruciare, rimarrà traccia indelebile sul suo corpo arreso. Ed è tentata di perdersi in quella resa. Intanto il dito di lui indugia dall’unghia del piede alle gambe, percorre il rettilineo delle cosce, ricama gli anfratti del suo corpo. Una volta, una volta sola, amami… Ritorna in sé con la violenza di uno schiaffo, si concentra sullo spasmo dell’offesa. E reagisce, con la morte nel cuore.
NO!
Smetti, smettila. Tra un mese ti sposi. Con lei. Cosa vuoi da me? Che cosa pretendi?Lasciami in pace, ti prego, ti supplico. Lasciami stare. Dio, com’è difficile gridare sottovoce…
NON SONO TUA NON SONO MAI STATA TUA LASCIA… Uno schiaffo vasto come il vuoto nel quale rimbomba, e la faccia di lui confitta nel basso ventre, luogo di donna ad un tempo più sacro e carnale, per portare a termine il suo spregio. Ma c’è una forza che soccorre disperazione. E Venusta, se stessa donna lupa soccorre, libera e selvaggia e padrona. Con quella forza antica lo allontana. E fugge. Subito, di notte, da sola. Così come fugge ancora…
Venusta ha saputo del loro matrimonio, e di loro ha saputo molto altro ancora. Ma intanto, lei, una vita, non è ancora riuscita ad afferrarla…


 

 

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lunedì, 28 gennaio 2008
01:29

commenti (95)

Ditelo a me

Archiviato da monicamarghetti in: amici, edicola, il giornalino settimanale

Oggi ho il piacere di presentarvi JohnDoe467 http://gnoccainversi.splinder.com

 

monica_paperBY KEYPAXX 

1 Mr John lei ha mai scritto lettere d'amore? E le ha poi spedite?
Innanzi tutto mi permetta di ringraziarla per aver voluto
coinvolgermi in questa stupenda iniziativa.Per quanto riguarda la domanda, mah, veda signor Vespa, posso affermare che, fino a questo momento, la mia vita è stata una continua lettera d'amore spedita a tutte le cose, animate e non, che popolano questo universo.

2 Più potere a chi Mr John?
Il potere corrompe, quindi, sarebbe meglio dire, meno potere a chi ?

3 Si descriva o meglio ci faccia sognare…
Immagini un incrocio tra Johnny Depp e Danny De Vito.Chiarisco meglio; una persona con la simpatia di Johnny Depp e il fisico di De Vito ... ecco adesso può incominciare la fase onirica :)

4Una paura...di volare? di cadere? di amare? E di questa paura ci spieghi il perché.
Di svegliarmi una mattina, guardarmi allo specchio e accorgermi di aver smesso di sperare nel sogno di un mondo più giusto.Non c'è un perchè, credo sia un bisogno innato di ogni uomo.
Signor Vespa, ma basta con queste domande serie, quando iniziano quelle zozze ???

5 Se davvero lei potesse fare qualcosa per il mondo cosa farebbe?
Troppo lunga la lista :)Cmq ho capito che zozze niente !!! :(

6 Mi dica 5 nomi di donna che le piacciono
Bernarda, Ubalda, Cammela, Addolorata, Rosalia. (Bernarda e Ubalda?? Beh in effetti il suo blog Gnoccainversi)

7 Se io…le dessi la mia mano sinistra lei che mi darebbe??
Ma questa è la domanda zozza ??Signor Vespa devo essere sincero, l'inizio della domanda:
- se io le dessi la mia - mi aveva fatto sperare in un mondo migliore :))) poi ho concluso che i miracoli non esistono.
(questo lo prendo come un complimento eheheheh)

8 Ed infine mi dica cosa ne pensa di questa mini intervista
ma penso che guardandola dal vivo signor Vespa mi son accorto che ha dei muscoli pettorali molto sviluppati,ha fatto palestra ultimamente oppure è la televisione che snellisce :))

 

Grazie Jonh di aver partecipato

 

In Redazione:

Marghetti giornalista da strapazzo 

Brigant fotoreporter d'assalto  

Settimanale  gratuito“Ditelo a me” 

Capitale sociale,interamente versato in contanti (in pizzeria )60 euro

 

 

 

venerdì, 25 gennaio 2008
23:05

commenti (130)

Venusta e il sogno

Il primo capitolo di Venusta  è del 16 Gennaio 2008

 

Helena Castelo Duarte

Il sonno, complice degli imprevedibili percorsi dei sogni…i ricordi, lunghi fili di lino in libertà, tessono una tela nuova, trama di un passato sepolto nella memoria dolente di Venusta. A braccetto le due amiche attraversano il prato, fiorite anche loro di giovinezza, e profumate di promesse. Giorgia, impaziente e Venusta, più schiva. Mussola colorata, gonne fluttuanti pronte a gonfiarsi in un giro di ballo, a scoprire cosce sfrontate di adolescenti frutti maturi finalmente all’amore. Giorgia che abbandona il braccio dell’amica trascinata da due braccia forti e un sorriso. Venusta, seduta ai confini della pista da ballo, osserva quei corpi che danzano giovanili trionfi e sperimenta se stessa trasparente. Il prato, il cielo sbiadiscono mentre la musica diventa un suono ovattato e lontano e le risate intorno una pioggia di spilli che affondano nella sua anima smarrita.
com’è strano… Ora Venusta, nel sogno, è piccola come gli abitanti del prato. Fili d’erba come alberi, i grilli a cantare per lei sola e le farfalle a scompigliarle i capelli col garbo delle loro ali accese di colori, ali che diventato più grandi, ali che diventano una mano forte e abbronzata, e dopo occhi neri, quelli di lui. Perché, perché quell’invito così desiderato, così galante, così perfetto, perché la spaventa?
No, non lo fare. Non lo seguire…La voce non riesce a percorrere la distanza tra la mente il cuore e le braccia di Venusta, le mani ormai nelle sue padrone.Ballano, adesso, si gonfia la gonna, è bella Venusta, è così naturale danzare tra le braccia di lui. Eppure… la mano che le sorregge la schiena e la guida nei passi è gelata. La pressione si fa insopportabile e sfrontata. Perché? La risposta le viene dalla risata di lui, aperta, forte, sfornata di lui, mentre d’improvviso le abbandona i fianchi: “Tu, da adesso, sei mia…”
Un’illusione che dura il tempo di una canzone danzata…

NO! Non avevi diritto di illudermi, non dovevi…NON DOVEVI!

È Venusta che grida nel sogno, un grido lungo tutta la vita dopo, che nel suo cuore ha continuato a levarsi, e anche ora. Tu mago, tu incantatore di serpenti, tu conoscevi il potere del tuo sorriso. E sapevi, mentre ti facevi beffa di me, che una volta entrato nel mio cuore di ragazza ci avresti fatto il nido, l’avresti abitato per sempre, pur lasciando vuoto quel nido…

Nel sogno Venusta ogni notte lo costringe a tornare, e ogni notte il sogno si conclude con quel grido.

Tu mi amavi, ma ne eri indispettito. Non volevi una donna ma un facile futuro. Intanto contemplavi le mie forme che tradivano con timida speranza il distacco dall’adolescenza acerba e che piene e morbide riempivano le tue mani voraci, mentre io di te ero già colma.
Quante volte ti ho lasciato percorrermi, mentre mi tenevi ferma rivendicando possesso di me…
Sapendo che non mi avresti scelta mai, ti ho lasciato fare. Ho ancora sul corpo intatte le strade percorse dalle tue mani. Il mio corpo senza più sottintesi (sì, ancora e ancora lunga teoria di sì implorati) Era me che volevi, la mia pelle che a te rispondeva, alle mani come allo sguardo che mi ridisegnava amante amata nuova ogni volta. Io, dalle tue dita dipinta, io capolavoro dei tuoi desideri… “Sei mia, solo mia!  NOOOOOOOOOOOO …

 

 

mercoledì, 23 gennaio 2008
20:35

commenti (167)

Venusta e la voce

Archiviato da monicamarghetti in: secondo capitolo, emozioni e sensazioni, mini romanzo
ines oliveria

Come aveva fatto il pianista a capire… E come si era permesso di arrivare così vicino alla sua verità… chi era?

Le parole di quell’uomo l’avevano trafitta. Via di lì. Venusta si sentiva denudata. Gli occhi di lui l’avevano disvelata senza riguardo. Non pensava ad altro che a scappare. Sottrarsi e subito a uno sguardo che le scivolava dentro impudìco.Fuori fa freddo, ma non tanto come nel suo cuore. Finestra aperte a gennaio, il suo cuore ora è così. Brividi.
Scappa, scappa via, la voce dentro alla testa no, non riesce a lasciarla indietro… La segue sempre, quella voce, abita nella sua testa, non la lascia in pace; martellante come il rumore dei tacchi che ora risuona dissonante sul selciato, e che le ha rovinato la vita, quella voce gelosa che non ha mai lasciato avvicinare nessuno… non dopo che lui…
“Smetti!” ordinò.
In una frazione di silenzio conquistato si insinuarono spietati i ricordi.
Venusta ragazza, le guance rosate e un sorriso destinato a spegnersi. Lui bello e dannato che se la mangiava con gli occhi, lui che con il solo sguardo le aveva promesso l’amore, lui che alla fine ha scelto l’altra, spregiudicata e ricca… lui.
Venusta ferita da una storia banale, offesa da un’ingenuità banale, trradita da un uomo banale… ma dio, quant’era bello. (santo cielo, Venusta, come diavolo hai fatto…) “Lo rifarei!” Ma:
”Che tu sia dannato ovunque tu sia!!!
Era la sua voce. Esplosa dal cuore e dai polmoni in quell’urlo che squarciava il cielo.
Venusta sentì di voler raccogliere il suo dolore sparso sul selciato. Era suo, era ciò che le restava.
Esausta si lasciò andare su una panchina come una marionetta orfana dei fili.
Il trucco abbandonava il suo viso trascinato dalle lacrime come una maschera non sua che al suo volto non calzava più. La mente tornò sui suoi passi… Il pianista. Come aveva potuto vedere attraverso il suo cuore? Ad altro Venusta non pensava che al tocco gentile dal quale scaturivano note che l’avevano dissetata. Note dolci e gentili, melodia offerta al suo cuore, illusione di pace.
Che strano, non ricordava il suo viso.
Il passato giocava crudelmente a farsi presente, il cuore pesante come un panno bagnato e freddo.
Venusta esausta, Venusta arrabbiata… e così stanca…
Portò se stessa a casa. Come non se lo ricordava. Il getto caldo della doccia scioglieva la donna che era stata quella sera, solo per farsi altro male.
Lo specchio restituì il suo viso pulito. Indugiò di proposito di fronte a se stessa, concentrata in quel silenzio il cui rumore atroce la stupì. Ma non aveva più forza per altri pensieri. Specialmente se facevano male…
Le lenzuola l’accolsero come braccia inerti. E il sonno, compassionevole la prese….ma….


 

martedì, 22 gennaio 2008
00:47

commenti (124)

Monica

Foto by pires de sousa Toccata und Fuge

T’avveleno di vita.
 Potrei.
 Veleno al contrario che
 riscalda, e non gela, il tuo cuore.
 Fammi entrare.
 Lasciami scorrere nelle tue vene.
 Lasciati scaldare…
 More and more and more and…
 
 
(Stop)
 Potrei. Potrei rompere il buio
 con il mio corpo e
 a toccarti le mani potrebbero essere ancora le mie.
 Conosco
 conosco ogni dettaglio di te…

 
(Play)
 “Calore e un lunghissimo gioco
  di piacere che procuro a me...
  dalla sagoma dei tuoi fianchi
  che si muovono nella mia testa…
 Abbandono crescente nel muschio dei tuoi capelli…”
 
(Stop).
 S-T-O-P
 
  No more…
  Sedermi di fronte a te, potrei.
  Tu
  sei lontano.
  Tu hai scelto di
  imprigionarmi nella tua testa soltanto.
  Invalicabile acquario e muto.

  Vorrei che tu mi guidassi alla ricerca
  della tua bocca che al buio non vedo…
  ma sento, ne seguo la linea di morbide labbra,
  che con la mia lingua dischiudo.
  E ancora ti esploro, ma lenta
  finchè davvero i sospiri
  divorate parole
  diventano suppliche...
  Tutta me a chiederti ancora, ancora e di più di più…
  e tu saresti dolcemente una furia
  né distinguere potrei le mani tue
  dovunque su me
  …ti sentirei vibrare tremare
  vorrei sentire tutta la passione forza, potenza sentire che vuoi me
  daccapo…
  E scrivo per te… anche adesso…
  E m’illudo di sentire dalla tua voce
  gridato il mio nome!

                                          MONICA!

lunedì, 21 gennaio 2008
11:22

commenti (215)

Ditelo a me

Archiviato da monicamarghetti in: amiche, dedicato, edicola, il giornalino settimanale

 
Oggi ho il piacere di presentarvi Roberta: http://coloredelgrano.splinder.com
 
monica_paperBY KEYPAXX 

1  Roberta  mi dica a che età ha dato il primo bacio e che sensazione ha provato?
SEEEEEEEEE E CHI CATS SI RICORDA? SENZAZIONE...UNICAAAAAAAAA!

 2 Cinema, shopping, gita di un giorno, sesso, cibo li metta in ordine di gradimento e mi dica il perché.
ANCHE SE DIANA INSISTE A SPARGERE NOTIZIE FALSE E DENDENZIOSE LA MIA CLASSIFICA E' LA SEGUENTE:

GITA DI UN GIORNO ( PREFERIREI QUALCOSA DI PIU' COME DISSI AD ANGELOECCI' QUANDO LO VIDI IN UEBCAMME)
CIBO (GIA' LA VITA E' AMARA ALMENO CON QUALCHE DOLCETTO LA SITUAZIONE MIGLIORA ECCHECATS!)
 SESSO DETTO ANCHE ZUMZUM:
UN MILIONE DI ZUM ZUM PER TUTTI! ;DDD
CINEMA ( IL MIO FILM PREFERITO E' "TRE METRI SOPRA IL CIELO" CHIARAMENTE NON ISPIRATO A BRIGANT)
 SCIOPPING (IN ULTIMA POSIZIONE PERCHE' DI STI TEMPI COME DICE TOTO'- NON TENG MANG LI SOLDE PER PAGARE LU SCRIVANE)

 3 Cosa vorrebbe dire di serio e non ha mai avuto il coraggio di esprimere
per farmi dire qualcosa di serio mi dovresti torturà:
no ti prego non farmi legge i post di grakula!
AAAAAAAAAAAARGGGHHHHHHHHH GNE GNE GNE GNE GNE GNE

 4 Ho letto in giro( non ha importanza dove)...che lei vorrebbe fare la guardia forestale mi può dire perchè?
MI PIACE TANTISSIMO LA NATURA..VEDER ABBATTERE FORESTE INTERE MI INTRISTISCE...MOLTISSIME SPECIE DI UCCELLI SON COSTRETTI A SPOSTARSI...ANCHE SE ALCUNI RIESCONO COMUNQUE A RESTARE...COME FANNO NON LO SO MAH!
DEGUSTIBUS....:DDDDDD

 5C'è un sogno, un desiderio che ha potuto realizzare negli ultimi 3 anni?
tutte le mattine quando mi alzo non ricordo mai cosa sogno..ed è forse un bene...perchè col cats che me se avvera qualcosa! quindi seguo la massima del Carpe diem, alternata con Trotasalmonata diem...

 6  La cosa più bella che le hanno detto ?
 
QUANTO SEI BBONA ! ;pppp

 7 Il suo eros da 0 a 10 è?
 
ASPETTA CHE VADO A PRENDE IL CENTIMETRO...

 8 Sia clemente… e mi dica cosa pensa di questa mini intervista
No...non sò clemente...sò robbetta: SVEGLIAAA!
a parte ciò questa è la prima (e ultima) intervista che concedo..sai io amo molto la praivasi ma solo per te ho fatto un eccezione! patatona della zia!

 

Grazie Roberta di aver partecipato

 

In Redazione:

Marghetti giornalista da strapazzo 

Brigant fotoreporter d'assalto  

Settimanale  gratuito“Ditelo a me” 

Capitale sociale,interamente versato in contanti (in pizzeria )55 euro






 

 

 

sabato, 19 gennaio 2008
22:06

commenti (132)

"Registro" il mio cuore

Nundo Belo

Di notte riavvolgo e riascolto e riavvolgo
un nastro custode di suoni ormai attorcigliati.
Tante sono le volte che gli ho imposto di restituirmi la tua voce.
(Stop)(Play).
Sogno  e pretendo e odio le tue parole
quelle non dette,
non a me sussurrate, modulate, gridate.
Suonano estranee ma io…
eppure, le voglio.
(Pause).
Avrei dovuto capire che a me
non avresti mai trovato il coraggio per dire
parole attese tanto da rimanere sfinita.
Ma scrivi, tu scrivi, mi scrivi.
Sì certo, parole come ornamenti.
Ma mute. Vieni. Parla. Nudo rimani.
Anche Tu.
E scrivo io pure, allora, scrivo, sulla mia pelle scrivo.
A te. Inutilmente solitari entrambi.
(Play).
E non la riconosco
la tua voce che ascolto ostinata.
Tuttavia l'ascolto.
Mi restituisce, di te
sensazione (t'immagini?) viva.
Del tuo corpo che il mio
confonde di desiderio.
Tracce soltanto. È poco.
Basta! Carne.
Lo siamo.
(Stop) - (Stop) -
(Stop)

Fanno meglio i ricordi (o più male).
Il tuo profumo d'uomo io bestiolina annusavo incatenando, in
desiderata schiavitù, la mia pelle alla tua pelle 'lontana'.
Inutile. Non posso raggiungerti. Mi cerchi, ti neghi.
Braccia, le tue, cingevano me senza che potessi toccarti.
E tempo frammezzo che la tua voce non voce mi dava, io, 'cantante' e
cantora dei versi più belli ma soli.

So soltanto che il tuo profumo da  sempre ha reso me schiava della tua
pelle "lontana"
Che la tua voce non voce tempo mi concede e mi rende "cantante" dei
miei versi più belli.
Dunque scrivo sostituendo con l'inchiostro carezze che mi urgono
dentro. E racconto ai miei sensi di un desiderio compilato invece che
vissuto. Eppure docili braccia e calde possiedo,
ho solo parole a pagina bianca affidate.
E la pagina nel desiderio affidato bianche lenzuola si fanno,
corpi veri cesellano appassionate carezze,
autentiche carezze.
E scrivo per te… no faccio l'amore…
donna per te, anche ora…

venerdì, 18 gennaio 2008
15:28

commenti (157)

Un giorno

Se un giorno mi dirai che mi vuoi bene …
Io ricorderò quel giorno
anche quando tu...

Lo avrai dimenticato. 


image_03_baciami

If you will tell me "I love you" one day
i will remember that day
even if you will forget it