Vitamina e Gerovital: piccola cronaca dal rutilante mondo femminile al telefono
V: Ciao piccolina!
G: Ma ciao, dov’eri finita che chiamo chiamo e non trovo neanche la segreteria per dirtene quattro per filo e per segno…
V: Come dov’ero finita io, dov’eri finita tu… mi ti sei smorzata come un lumino…
G: Eh, cara Vity, cara gioia, anche i lumini più robusti finiscono lo stoppino! Son qua che son cera squagliata, ti dico… ma tu, piuttosto, hai una vocettina furbina…
V: Furbina ‘sto… ‘sta… appunto, dico…
G: Dico, dico, non dire mica, veh, ricordati che sei una “signaura”… (1)
V: Una signaura, sì, lo puoi proprio ben dire, mi dovevi vedere ieri sera coi tacchettini , il vestitino della festa modello adesso ti faccio vedere io…
G: Cosa sei andata in giro a far vedere cosa… quando mi dici così mi metto in ansia, mi metto!
V: Nuda: la caviglia era tutta nuda e cruda se è per quello. D’altro no. Lo sai che sono timidina come un’anatroccola che non sa mica nuotare…
G: A me mi sembri più una papera: dove è che sei andata a starnazzare, su dimmelo mò…
V: Dunque, ieri sera si presentano a casa mia, ma tardino, sai, ero già in ciabattine, la Tecla e la Giuditta. Tutte apostino e con una messa in piega che chissà come ci aveva sudato su la Gabriella pettinatrice a far su l’impalcatura. Una tintina, la Tecla, di un rosso tiziano che Tiziano si rifiuterebbe di metterci vicino il nome anche da morto. La Giuditta fasciata in un paio – secondo me anche due – di pantaloncini pinocchietto rosa che la imbudellavano come una salsiccia con effetto insaccato che più realistico non si poteva. Col posteriore mappato di strass che sembrava dovessero saltar via da un momento all’altro stile fagioli messicani facendo un plop plop di viva la libertà…
G: Socci, se sei maligna… ma ti sei mangiata pane e serpente?
V: Vorrei vederti te: si presentano a casa mia alle 11 e mezza e mi danno tre minuti di orologio per prepararmi: vedi mò… almeno lasciami criticare, che lo faccio di cuore! “Andiamo a ballare al parco Tossoni (2) che c’è la festa…” Sai come parla la Giuditta tutta strascicata: per farla tacere ho detto “Va bene mò, vengo anch’io!”
G: Hai fatto bene, bestiolina, è tutta l’estate che te lo dico: ma vai mò un po’ fuori, ma fuori davvero, mica come un balcone con la testolina come ci vai tu ogni tre per due…
V: O, Gery, vuoi che ti racconti o che ti mandi anche un po’ a spendere…
G: Eh, allora c’hai sì da raccontare… serata piccante?
V: Puoi ben capire…, piccante come il peperoncino di Soverato… (3)
Sta un po’ ben a sentire: arriviamo al parco alle dodici meno 10, la festa impazza. Il dj: capello gellato, anche se il gel era ormai slittato tutto sul collo, camicia avaiana modello siamo a Imola ma vero che è tal quale come essere a Maui?, musica mix selvaggio da non capirci una fava e una rava.
G: Ma almeno c’era bella gente? Cioè, almeno da lustrarsi un po’ gli occhi?
V: Tutta roba scelta, non ti confondere mica… dei roiti (4) da paura che mi sono guardata io e la Tecla e la Giuditta e mi son detta: eccole qui le charlie’s angels in libera uscita!
Comunque, il cielo ha deciso per me: il tempo di una bibitina, tre patatine che a quell’ora lì avevano già preso tutta l’umidità che potevano, sette no grazie non ballo, due non so ballare, un c’ho la caviglia slogata, ed ecco che è venuto giù un batasso (5) d’acqua da paura.
Abbiam tirato su tacchetti e messe in pieghe sfatte e grondanti e sono tornata alla mia casina bagnata come un pulcino…
G: Appunto, come una papera. Ci stavi propro a tuo agio, allora… Seratina bizzarra , Vity…
Ritenta mò, che sarai più fortunata… Ciaao ciaaao ciaaaao…
V: Ci ritento sì! Ciaao ciaaao ciaaaao…
Note:
1) è fondamentale, per gustare appieno il brano, simulare leggendo un impeccabile accento romagnolo
2) in realtà “Tozzoni”, ma Romagna vuole che la zeta sivoli in essse sensa misericordia
3) Soverato: amena località calabrese nota per la produzione del famoso apprezzato peperoncino
4) roito: neologismo autoinventato e aggiunto al vocabolario. Sta per rumore corporale di diversa e varia provenienza
5) idem come sopra. Sta per “acquazzone sostenuto”